lunedì 30 novembre 2009

TUTTI A TEATRO



Immaginate una costruzione semplice, di pianta poligonale o circolare, in legno o in pietra, a cielo aperto. Al centro di questa, che una volta era un’arena, abbiamo il palcoscenico, circondato tutt’intorno da un’ampia corte. Su tre lati si distende la confusione della platea, solo una zona a ridosso dell’edificio è riservata agli attori. Attori sì, poiché avrete già capito che l’oggetto della nostra approssimativa descrizione è un teatro. Gli spettatori altolocati, che vogliano mantenere una certa distinzione, hanno a disposizione i loggioni. Ma concentriamoci più a fondo sulla zona centrale, sul palco. Non vi è alcuna divisione tra palcoscenico e platea, nessun arco di proscenio, nessun sipario a nascondere gli attori. Ma vi è certo una precisa consapevolezza dei rispettivi ruoli, a fare in modo che compagnia e pubblico non si mischino: ognuno resta al proprio posto, nessuno si permette di sconfinare – il pubblico è partecipe dell’opera, ma in forme e mode precisi, stabiliti. Regna un forte senso del limite, ma ribadiremo questo concetto più avanti, per contrasto. Adesso passiamo al fulcro vero e proprio: la zona calpestata dai piedi di chi recita. Il palcoscenico è spoglio, nessuna scenografia movimenta un fondale che rimane vuoto; la resa dello spettacolo è affidata alla bravura degli attori e alla forza del testo, la capacità immaginativa al pubblico. Lo spettacolo comincia e termina.
Ora immaginate una situazione analoga, ma capovolta nei suoi aspetti fondanti. La struttura portante rimane la stessa mentre i modi e i ruoli si modificano radicalmente. Ci caliamo ancora una volta dall’alto dentro il teatro, ma lo spettacolo che colpisce – è proprio il caso di dirlo, colpisce – i nostri occhi è mutato: il palcoscenico è sommerso di colori e musiche, subissato di costumi variopinti, fondali di vegetazione lussureggiante, bigiotteria e disparati oggetti luccicanti. Ma non manca la gente, no di certo: scorgiamo un’infinita processione di uomini e donne in costumi ricchissimi e particolari, ridono e si beccano a vicenda. Si rincorrono, si nascondono in tutti gli angoli, e sono dappertutto. Non si capisce affatto dove cominci il palco e dove finisca la platea, nessuna linea di demarcazione, mancanza totale di confini nitidi. Un’altra cosa: non distinguiamo nemmeno una parola, solo un insopportabile rumore, un’accozzaglia di note di fiati e urla sgraziate. Una festa, un trionfo insomma, ma solamente in superficie. A uno sguardo più attento ci accorgiamo che manca qualcosa di fondamentale: non vediamo nemmeno un attore. Vediamo soltanto gente, folla, mucchi di arti e teste avvolte in pesanti cappelli. Mancano gli attori, mancano delle voci distinte, nessuna recita un testo. Gridano e basta. E pubblico e attori si confondono, e se non recita nessuno si potrà dire che tutti recitano,e se ci si chiede cosa recitano piombiamo nello sconforto ricordando che manca un testo da recitare.
Ora ci basta collocare le due situazioni nel tempo e forse questa descrizione tanto vaga e indefinita assumerà qualche tratto nuovo, magari un risvolto interessante a cui non pensavate: nella prima situazione qualcuno avrà riconosciuto un modello approssimativo di teatro elisabettiano (secoli XVI-XVII); per quanto riguarda la seconda invece, vedeteci un’immagine della televisione commerciale italiana attuale. Ora possiamo ribadire alcuni aspetti importanti e tentare di concludere questa noiosa ma necessaria riflessione: a proposito del primo caso avevamo notato un forte senso del limite, che manteneva intatta la separazione attori-pubblico in nome di una più alta necessità: portare a compimento lo spettacolo. Inoltre notevole era il vuoto che caratterizzava il palco, e la conseguente necessità per gli attori di creare il mondo dell’opera attraverso la voce e il gesto. Gli attori avevano una precisa competenza, che li identificava come tali, in opposizione alla folla del pubblico. Guardiamo invece alla televisione commerciale – e non solo commerciale – di oggi in Italia: dove sta il limite? Dove sta la consapevolezza di un ruolo? Dove sta la competenza? Cosa differenzia pubblico e attori? Quali mondi vengono evocati? Quale testo agisce in sottofondo?
Niente interviene a separare il pubblico dagli attori, ma chiamiamoli figuranti e saremo più precisi. Per apparire – non recitare sia chiaro – non è prevista nessuna competenza necessaria, nessuna qualità discriminante. Semmai tutto il contrario. Necessario è uniformarsi ai canoni di una presunta normalità-mediocrità, che tutto annulli in nome di una superiore missione umanitaria: tutti possono, e al più presto devono, apparire in televisione, raggiungere la notorietà, provare l’ebbrezza di stare dall’altra parte del teleschermo. Quindi siamo tutti potenziali attori e potenziale pubblico allo stesso tempo. E badate a una cosa importante: nessun mondo altro – mi viene da dire nemmeno il nostro mondo, quello in cui sopravviviamo – viene evocato da queste luccicanti telecamere. Si riprende un campione ristretto di mediocrità, lo si eleva all’assoluto e lo si propone, e nemmeno poi molto velatamente, come modello. Si improvvisa, e questa improvvisazione viziata e volgare si costituisce in libro, un libro purtroppo ai primi posti nella classifica di molti.
Sono consapevole di aver alterato ed esasperato certi momenti descrittivi per portare la riflessione verso la direzione da me voluta; i conoscitori del mondo teatrale siano così gentili da scusare questo mio difetto, e da correggere gli errori se presenti.

Giacomo Morbiato

giovedì 26 novembre 2009

Aut presenta: TORNEO DI PES2010 (X-Box 360)




AUT organizza:

TORNEO DI PES 2010
(X-Box 360°)



12 & 19 dicembre, Carmignano di Brenta (ex scuole medie dei Boschi)



12 Dicembre: gironi eliminatori dalle 14 alle 20



19 Dicembre: fasi finali dalle 14 alle 19



Iscrizione: 3 euro + tessera Aut



Premi per i primi tre classificati



Per Iscrizioni:

Manuel 3473977029

Michele 3473538147



autassociazione@gmail.com

domenica 22 novembre 2009

Recensione di Emmaus (di A. Baricco)


recensione tratta da http://www.labuoncostume.com/

Una vita. Tante vite. O l’esistenza tutta. Non è importante discernere il singolo dal plurimo, ma sommare varie esperienze – nella loro diversità, in un unico destino.
Non sono poi così diversi due ragazzi, anche se presi in realtà completamente differenti: un giovane, appartenente alla piccola borghesia, preimpostato negli atteggiamenti da un’educazione materna sin troppo conforme alla norma religiosa – l’educazione della media società – e una ragazza, Andre, ricca, disinibita, in lotta col mondo e con sé stessa, alla ricerca di una via d’uscita, quella stessa via d’uscita alla quale ambisce chiunque nella propria vita, il più delle volte inconsciamente
La libertà di pensare, di agire, persino di volere: tutto è regolato, mediato dalla religiosità, dalla fede, ciò di cui poco si sa e altrettanto poco si potrà concepire durante la vita. Accade così che Il Santo, o Luca, o Bobby si ritrovino sulla strada della perdizione, in un cammino lungo e tortuoso che li ha visti passare dal palcoscenico della Chiesa a quello del rifiuto del comune, dalla sinfonia divina alla nevrastenia della vita, da un involucro argenteo a una strada sterrata.

La sofferenza pare essere l’unica vera discriminante della vita, nella sua interezza. La vita parallela, imposta dai genitori, diviene filtro fallace, incapace di celare con ogni effettività la realtà delle cose. E’ dunque necessario concepire tutto come volere di un’entità superiore e lasciare ad altri, o forse al male, il vero.
Con la crescita vengono a toccarsi due mondi: la bolla di vetro viene a scontrarsi con l’ago irsuto dell’immanenza; comincia un nuovo processo, ma nello stesso cammino di vita. E accade dunque che si scopra ciò di cui il padre abbia sempre cercato di negare l’evidenza, di cancellare gli indizi: l’alcool, la droga, il sesso e il male di vivere.

Si impara l’arte del maligno e se ne fa tesoro, quando non ci si trova a scontrarsi (con essa? Cosa vuoi dire?). L’attrazione per ciò che non era mai stato cresce irrimediabilmente. Ed è sulla strada che porta ad Emmaus che cominciano le domande a cui si vuole trovar risposta; domande tardive che portano, in definitiva, a lacerare il cordone ombelicale. Ciò che pareva vita viene identificato come un lungo e inevitabile processo di morte, in cui il suicidio (tentato) non è volontà del Signore, ma ultimo atto di unione col male. Nulla è regolato dal bene e quindi mi è chiaro che non morirò mai – se non in gesti passeggeri e in momenti dimenticabili. Né dubito che più tagliente di qualsiasi paura si svelerà il mio andare.
Lucido ed introspettivo nel commentare le piaghe di vite troppo comuni, Baricco astrae dalla realtà concreta verso un piano parallelo, ricco di reminescenze evangeliche e precetti di fede. Quello stesso piano parallelo nel quale vengono cullati gli infanti, ancora in fasce, diviene il punto di partenza del peccato originale (e sempre ripetuto) dell’umanità, costantemente alla ricerca della gioia nel peccato e del pentimento, che altro non è se non il principio di un nuovo sbandamento.

Gianluca Anoè

sabato 14 novembre 2009

domenica 8 novembre 2009

Aut Consiglia: La Buoncostume

E' finalmente on-line il sito www.labuoncostume.com.
Primo esperimento, primi contenuti, prima grafica.
Molto presto ci saranno aggiornamenti!

lunedì 2 novembre 2009

AUT CONSIGLIA - I LINK DEL MESE DI NOVEMBRE

http://www.mystreaming.eu/forum/streaming.html
In questo sito potrete trovare TUTTI i telefilm usciti in Italia (e pure alcuni inediti), visibili gratuitamente grazie al servizio streaming; inoltre potete trovare un gran numero di cartoni animati, film e programmi televisivi andati in onda negli ultimi anni.

http://www.poodwaddle.com/worldclock.swf
L'orologio del mondo. Vedere per credere. (sito in inglese)

http://www.coinhop.com/Altri/gioco-6044-Pandemic-2.html
Fantastico giochino in cui dovete creare la vostra malattia pandemica personale, da potenziare e crescere amorevolmente. Obiettivo del gioco è, chiaramente, quello di sterminare l'intera popolazione mondiale. Particolarmente indicato per gli appassionati di medicina e per i fan dell'H1N1.